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Un weekend piovoso a Lisbona, Portogallo

Writer: Emily Fata
Emily Fata
Feb 13
19 min read
Un weekend piovoso a Lisbona, in Portogallo, tra fado, dolci, tempeste sull’oceano e chiostri dorati. Un itinerario che dimostra che la pioggia può creare magia.
Edifici storici con facciate gialle e color crema, tetti rossi e una torre dell’orologio sotto un cielo limpido, in una tranquilla scena urbana.
Vista da Praça da Figueira. Foto di Emily Fata.

Esiste un tipo particolare di romanticismo che si rivela soltanto quando il cielo si apre sopra una città di facciate piastrellate e tetti color terracotta.


Il mio weekend piovoso a Lisbona, Portogallo è arrivato con tuoni, pioggia battente e quel genere di vento atlantico teatrale che ti fa mettere in discussione le tue scelte in fatto di calzature. Mi ha regalato anche musica fado, rovine moresche, chiostri dorati e dolci così straordinari che ho quasi pianto in pubblico. Quindi, voglio dire, si vince qualcosa e si perde qualcos’altro.


Se ti sei mai chiesta cosa fare a Lisbona quando piove, lascia che ti accompagni attraverso il mio itinerario per un weekend a Lisbona, con tanto di scarpe bagnate.



Venerdì: introduzione a un weekend piovoso a Lisbona, Portogallo


Vista di una strada con edifici color pastello, una statua su una colonna e lampioni sotto un cielo nuvoloso, nella luce della sera.
Guardando fuori da Praça da Figueira. Foto di Emily Fata.

La pioggia ha il modo di rallentarti e, a Lisbona, sembra più un invito che un inconveniente. Le strade in ciottoli brillano, i punti panoramici diventano più malinconici e la città sembra avvicinarsi, chiedendoti di guardarla davvero.


Arrivo in metropolitana e una scommessa da viaggiatrici con lo zaino


Siamo arrivate all’aeroporto di Lisbona a metà pomeriggio e abbiamo raggiunto direttamente Santa Maria Maior, o Santa Maria Maggiore, in metropolitana. È stato rapido e sorprendentemente facile da gestire, con la fermata proprio davanti alle porte dell’aeroporto.


Detto questo, se viaggi con qualcosa di più grande di uno zaino, un taxi o un servizio di ride-sharing è molto economico e probabilmente vale la pena per il comfort. Noi avevamo soltanto uno zaino ciascuna, quindi abbiamo abbracciato l’esperienza del trasporto pubblico e ci siamo congratulate per essere “viaggiatrici senza troppe esigenze”.


Dopo aver fatto il check-in in hotel, la fame ci ha colpite in quella strana fascia oraria tra un pasto e l’altro. In un momento di spudorata praticità, ci siamo rifugiate da McDonald’s per un “aperitivo” turistico, composto dalle patatine di McDonald’s più calde e gustose di sempre e da un panino.


Lisbona sarà anche conosciuta per il pesce e le torte alla crema, ma a volte le patatine sono un ponte necessario tra il volo e la cena.


Una scoperta al mercato di Praça da Figueira


Siamo arrivate a Praça da Figueira, una delle piazze storiche di Lisbona, nel cuore del quartiere Baixa. Un tempo sede dell’Ospedale Reale di Ognissanti, nel XV secolo la piazza si è trasformata in un mercato dopo che il devastante terremoto del 1755 ha ridisegnato la città. Oggi rimane un vivace punto d’incontro, incorniciato dall’elegante architettura pombalina, splendida anche sotto la pioggia.


Lì ci siamo imbattute in un piccolo mercato all’aperto. Abbiamo curiosato tra le bancarelle e osservato la merce dei venditori, che comprendeva saponi, gioielli e prodotti alimentari. Una negoziante ci ha raccontato che il mercato apre undici giorni al mese, tutto l’anno, come un segreto che continua a riapparire.


Alto ascensore in ferro decorato in stile Art Déco che si innalza tra edifici antichi in una strada laterale di Lisbona, sotto un cielo limpido.
L’Elevador de Santa Justa visto da Rua Augusta. Foto di Emily Fata.

Abbiamo trovato una venditrice chiamata Cahico Porcelenas che vendeva gioielli ispirati agli iconici motivi portoghesi delle piastrelle blu, e abbiamo trascorso un po’ di tempo a parlare con lei in un misto di italiano e inglese, ammirando i suoi splendidi pezzi fatti a mano. Alla fine ho acquistato un anello, una collana e un paio di orecchini, ognuno dei quali richiamava i motivi degli azulejos che avrei presto visto sulle pareti della città.


Torri in ferro ed echi del terremoto


Da Praça da Figueira siamo salite lungo Rua Augusta, procedendo gradualmente verso il Bairro Alto. Lungo il percorso, davanti a noi è comparsa la sagoma in ferro battuto dell’Elevador de Santa Justa, o ascensore di Santa Justa.


Costruito nel 1902 da Raoul Mesnier du Ponsard, allievo di Gustave Eiffel, quello che ha costruito quella struttura di cui forse avrai sentito parlare, la Torre Eiffel a Parigi, questo ascensore neogotico collega la Baixa alla parte più alta di Praça do Carmo. Sembra una reliquia uscita da un romanzo steampunk e si innalza sopra la città con una teatralità irresistibile.


Vicino alla sommità dell’ascensore si trova il malinconicamente splendido Convento do Carmo. Fondato nel 1389, fu parzialmente distrutto dal terremoto del 1755 e lasciato senza tetto come memoriale di quella tragedia.


Arco in pietra di un antico convento con una porta rossa, contro un cielo azzurro. Due persone si trovano in lontananza, con gli edifici della città sullo sfondo.
Lo scheletro malinconicamente suggestivo del Convento do Carmo. Foto di Emily Fata.

Abbiamo camminato intorno all’esterno, ammirando gli archi scheletrici aperti verso il cielo. Dietro le rovine abbiamo raggiunto la zona panoramica superiore vicino alla cima dell’ascensore, purtroppo chiusa quel giorno. Il solo punto di vista, però, valeva la salita per osservare la città sottostante.


La vista da São Pedro de Alcântara


Donna sorridente davanti a un vecchio pilastro in pietra sormontato da un’urna. Sotto di lei, Lisbona si estende fino al mare visibile sulla destra.
Vista dal Miradouro de São Pedro de Alcântara. Foto di Mariantonietta Gurnari.

Abbiamo continuato a salire fino al Jardim António Nobre e al Miradouro de São Pedro de Alcântara. Da questo punto panoramico, Lisbona si apriva davanti a noi attraverso strati di edifici color pastello e tetti rossi, con il mare che brillava in lontananza sulla destra. Era assolutamente mozzafiato.


Abbiamo scattato fotografie, riso davanti ai nostri capelli spettinati dal vento, che proprio non volevano rimanere al loro posto, e siamo rimaste lì più a lungo del previsto, incapaci di distogliere lo sguardo, anche dal mare lontano.


Sangria e sonno a Rossio


Mentre salivamo, negozi e boutique ci attiravano dentro e fuori. Tra questi c’era un negozio di tessuti indiani, dove ho comprato degli splendidi tovaglioli stampati a mano e una tovaglia coordinata, in verde scuro con uccelli tropicali color crema. Dopo questo shopping, ci è venuto appetito.


Siamo tornate indietro, scendendo verso Praça do Rossio, ufficialmente chiamata Praça Dom Pedro IV. Lì, sulla pavimentazione della piazza decorata con il caratteristico motivo a onde bianche e nere, ci siamo sistemate per cena, accompagnandola con una fantastica sangria a base di vino rosso.


Arte in azulejos nel Bairro Alto. Foto di Emily Fata.


Alle 22, la stanchezza del viaggio ci ha raggiunte e siamo tornate in hotel sotto la pioggia, contente e pronte a scoprire cosa avesse in serbo la tempesta mentre attraversava la città durante la notte.


Sabato: itinerario di un weekend a Lisbona cantando sotto la tempesta


Sabato è arrivato con una pioggia torrenziale, il tipo di pioggia che inzuppa gli ombrelli e mette alla prova l’ottimismo. Si è trasformato in una vera lezione di flessibilità e in un’occasione per vivere alcune delle attività più memorabili da fare a Lisbona quando piove.


Colazione sotto il diluvio


Donna sorridente con un poncho impermeabile e un ombrello in mano, in una piazza lastricata con una statua e edifici storici sullo sfondo.
Aspettando il taxi sotto la pioggia. Foto di Emily Fata.

Abbiamo provato ad aspettare che la pioggia diminuisse facendo colazione in un caffè di Praça da Figueira, ma non ha mai rallentato. Alla fine abbiamo fermato un taxi per raggiungere il Museu Nacional do Azulejo, il Museo Nazionale dell’Azulejo, desiderose di immergerci nella tradizione portoghese delle piastrelle.


Quando siamo arrivate, abbiamo scoperto che era chiuso per lavori di ristrutturazione: un forte promemoria della necessità di controllare gli orari di apertura durante la stagione delle tempeste, o, in realtà, in qualsiasi periodo dell’anno. Anche molti altri musei presenti sulla nostra lista erano chiusi.


Invece di sentirmi frustrata, ho provato una strana sensazione di gratitudine. Un weekend piovoso a Lisbona non consiste nel depennare tutte le tappe. Consiste nell’abbandonarsi al ritmo della città. Ed è stato davvero divertente lasciare che le cose si sviluppassero esattamente come dovevano, senza stress.


Nota a margine: aiuta molto avere una compagna di viaggio con la stessa mentalità!


Trovare il fado ad Alfama


Alla fine siamo arrivate al Museu do Fado, che ha trasformato la giornata. Con 5 € a testa, siamo entrate in un mondo di saudade, quella sensazione portoghese unica di nostalgia e desiderio intrecciata nella musica.


Mandolino esposto in una teca di vetro accanto a una parete color pesca, con uno spartito intitolato “Andante um Tropo” e targhe sottostanti.
All’interno del Museu do Fado. Foto di Emily Fata.

Il fado è nato nei quartieri operai di Lisbona nel XIX secolo e viene spesso eseguito con una chitarra portoghese e voci espressive, capaci di raccontare storie d’amore, perdita e mare.


Prima di quella mattina non avevo mai sentito parlare del fado e non lo avevo mai ascoltato. Quando abbiamo lasciato il museo, quasi due ore dopo, avevo capito perché viene considerato un tesoro culturale ed è riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale. Il fado è pura magia e il museo è immersivo, emozionante e profondamente umano.


Passeggiate ad Alfama, piastrelle e lezioni di valuta


Condominio grigio con tre balconi. Vestiti stesi ad asciugare su un filo e coperti dalla plastica. Finestre bianche e numero civico 15.
Il bucato appeso alle finestre dei condomini, una vista tipica di Lisbona. Foto di Emily Fata.

Quando la pioggia si è finalmente trasformata in una nebbiolina, abbiamo esplorato più a fondo Alfama, il quartiere più antico di Lisbona e, probabilmente, anche il più suggestivo. Le strade qui si rifiutano di seguire una griglia, si curvano e si restringono in modi quasi segreti, come se il quartiere volesse capire se sei disposta a rallentare e prestare attenzione.


Le facciate piastrellate brillano persino sotto il cielo grigio, con i loro blu e gialli luminosi contro la pietra bagnata. Il bucato ondeggia dolcemente sopra le nostre teste, come se la tempesta fosse stata soltanto una musica di sottofondo. Alfama porta con sé il peso di secoli con grande naturalezza e, ovunque ti volti, sembra respirare.


Il quartiere è anche sinonimo di fado, quella musica portoghese piena di anima nata dalla nostalgia e dal mare. La sera, ristoranti e bar ospitano esibizioni dal vivo e persino durante il giorno si percepisce una silenziosa attesa nell’aria, come se le chitarre aspettassero pazientemente il calare della notte.


Se desideri comprendere Lisbona oltre i suoi monumenti, Alfama dopo il tramonto è il punto da cui cominciare. Anche durante il giorno, però, è davvero splendida.

Siamo entrate e uscite dai negozi di souvenir, scuotendo gli ombrelli sulla porta e ammirando di tutto, dalle ceramiche dipinte a mano alla biancheria ricamata.


È qui che abbiamo imparato un’importante lezione finanziaria, che ora considero parte della mia educazione di viaggio: quando paghi con la carta, scegli sempre la valuta locale invece di convertire l’importo nella valuta del tuo Paese. Lo sapevo già, ma alcuni negozi selezionavano automaticamente la conversione senza chiedere chiaramente e il tasso di cambio era tutt’altro che conveniente.


Galleria d’arte con piastrelle decorate blu e bianche esposte sulle pareti e su un tavolo. Un arco in pietra, un soffitto rustico con travi e un pavimento a mosaico aggiungono fascino.
All’interno del laboratorio Cerâmica São Miguel. Foto di Emily Fata.

È un dettaglio facile da trascurare quando sei distratta dalle piastrelle splendide e dalle maniche bagnate, quindi presta attenzione e difendi il tuo conto bancario.


Uno dei veri momenti migliori di Alfama è stato Cerâmica São Miguel, un laboratorio di piastrelle pieno di pezzi dipinti a mano e disposti in allegri strati colorati. La lavorazione era raffinata e ogni piastrella raccontava una storia attraverso blu cobalto e bianchi illuminati dal sole.


Ne ho scelte due per la parete artistica di casa, avvolgendole con cura come se fossero cimeli fragili.


Portarle con me sotto la pioggia è sembrato simbolico, come se stessi portando a casa un piccolo frammento della poesia architettonica di Lisbona, qualcosa di solido e tangibile da un quartiere che, altrimenti, appare etereo, labirintico e fugace.


Paella e un pastel che ha cambiato la mia vita


La fame, la più persuasiva delle compagne di viaggio, ci ha guidate direttamente da Olà Sardinha, dove il profumo del pesce alla griglia ci ha raggiunte prima ancora di arrivare al tavolo. La mia amica, completamente coinvolta nell’esperienza lisbonese, ha ordinato un’impressionante selezione di pesce che ha descritto con reverenza come “così fresco”, fermandosi tra un boccone e l’altro come se stesse componendo poesie nella propria testa.


Io, nel frattempo, ho scelto la paella vegetariana, che è arrivata fumante e profumata, con strati di zafferano, verdure arrosto e riso cotto alla perfezione. Per un momento ho preso in considerazione l’idea di chiedere la ricetta e un visto di lunga permanenza.


Due pastéis de nata dall’aspetto delizioso su un piatto decorato, con un bicchiere di liquore marrone Beirão sullo sfondo.
Beirão e pastéis de nata da Olà Sardinha. Foto di Emily Fata.

Ci siamo trattenute a pranzo nel modo in cui lo fai soltanto quando la pioggia tamburella contro le finestre e non c’è nessun altro luogo in cui tu debba essere.


Per concludere, abbiamo ordinato un piccolo bicchiere di Beirão come digestivo. La sua dolcezza erbacea ci ha riscaldate nel modo più confortante e poi è arrivato il momento che avrebbe cambiato per sempre i miei standard in fatto di dolci. Il mio primo pastel de nata è arrivato dorato e leggermente bruciacchiato in superficie, con la crema che tremava appena al centro, come se fosse consapevole della propria importanza.


Ho dato un morso e ho dovuto fermarmi. Era setoso, ricco e perfettamente equilibrato tra dolcezza e profondità caramellata. Potrebbero esserci state lacrime vere, trattenute mentre cercavo di ricompormi in pubblico. C’erano comunque troppe emozioni, molto più intense di quanto qualsiasi prodotto da forno dovrebbe ragionevolmente suscitare.


Senza il minimo briciolo di dignità, ne ho ordinato un secondo. Crescere è importante nella vita, ma lo è anche riconoscere quando hai trovato qualcosa di straordinario e lasciarti conquistare immediatamente.


Cattedrali e chiese sotto la pioggia


Dopo aver rialzato gli ombrelli contro la pioggerellina costante, ci siamo dirette verso la Catedral de Lisboa, la Cattedrale di Lisbona, spesso chiamata semplicemente Sé de Lisboa.


Interno maestoso di una cattedrale con alti archi e colonne, illuminato da una calda luce dorata. Una vetrata dai toni blu è visibile sullo sfondo.
All’interno della Catedral de Lisboa. Foto di Emily Fata.

Costruita nel 1147 dopo la riconquista cristiana della città dal dominio moresco, la cattedrale è uno dei monumenti più antichi e longevi di Lisbona. La sua architettura riflette i secoli a cui ha assistito, con robuste torri romaniche che ancorano la facciata, cappelle gotiche che si sviluppano all’interno e tocchi barocchi successivi, aggiunti con delicatezza nel corso del tempo.


L’edificio sembra meno una dichiarazione di un singolo stile e più un archivio vivo di fede e resilienza.


Abbiamo chiesto con discrezione se fosse possibile entrare senza acquistare un biglietto completo e ci è stato permesso di sederci in fondo per qualche momento.


L’interno trasmette una gravità silenziosa, con spesse colonne in pietra che si innalzano sotto una luce soffusa e filtrata. Fuori, la pioggia continuava a tamburellare sui tetti della città, mentre all’interno tutto appariva calmo e stabile. C’è qualcosa nella pietra antica che riesce a darti equilibrio, come se assorbisse il rumore del mondo e restituisse soltanto silenzio.


Proprio di fronte si trova la Igreja de Santo António de Lisboa, la Chiesa di Sant’Antonio da Lisbona, che indica il luogo di nascita del santo conosciuto a livello internazionale come Sant’Antonio da Padova.


Cancello in ferro battuto che racchiude una piccola cappella con icone religiose. Un cartello in diverse lingue recita: “Qui nacque Sant’Antonio”.
Un piccolo santuario che indica il luogo di nascita di Sant’Antonio da Lisbona, detto anche da Padova. Foto di Emily Fata.

Nato qui nel 1195, Antonio entrò in seguito nell’ordine francescano e diventò uno dei predicatori e teologi più celebri della Chiesa. Sebbene molti lo associno all’Italia, le sue origini sono indiscutibilmente portoghesi e trovarsi nel luogo in cui è iniziata la sua vita possiede una silenziosa importanza.


All’interno della chiesa si trova anche il corpo di Santa Giustina, una martire paleocristiana le cui reliquie sono venerate in questo luogo, aggiungendo un ulteriore livello di devozione allo spazio.


Un piccolo passaggio laterale conduce a un modesto santuario costruito esattamente sul luogo di nascita di Sant’Antonio. Non è grandioso né ricco di ornamenti. Al contrario, è intimo e contemplativo, quasi tenero nella sua semplicità. Le dimensioni della stanza invitano alla quiete e, in quella quiete, la storia sembra meno distante e molto più personale.


Rovine romane a Casa dos Bicos


Una breve passeggiata ci ha portate al Museu de Lisboa Casa dos Bicos, conosciuto in inglese come Lisbon Museum Casa dos Bicos. “Casa dos Bicos” significa “Casa delle Punte”, un riferimento alla straordinaria facciata a forma di diamante costruita nel 1523.


Antico muro in pietra sotto una luce soffusa, con un mosaico raffigurante un pesce stilizzato su una parete grigio scura. Elementi ad arco e un’atmosfera silenziosa e storica.
Antiche rovine romane all’interno del Museu de Lisboa Casa dos Bicos. Foto di Emily Fata.

L’edificio stesso sembra una conversazione tra epoche. Il suo esterno in pietra appuntita, ispirato all’architettura rinascimentale italiana, si staglia con sicurezza sul lungomare, come se avesse sempre saputo che sarebbe sopravvissuto ai secoli.


All’interno, il primo piano rivela qualcosa che ci ha fatto sospirare con incredulità: sotto questa facciata cinquecentesca si trovano le rovine romane dell’antica città di Olisipo, il nome con cui Lisbona era conosciuta sotto il dominio romano.


Anche durante un viaggio lontano da casa, a Roma, ci siamo ritrovate faccia a faccia con la storia romana. Sembrava inevitabile, come se l’Impero avesse il talento di seguirti in giro per l’Europa ricordandoti con noncuranza la sua antica estensione.


Passeggiare tra quei resti è sembrato come attraversare strati di tempo impilati ordinatamente uno sopra l’altro. Le fondamenta romane ancorano le pareti rinascimentali, che a loro volta incorniciano uno spazio museale moderno. Tutto convive all’interno di un’unica struttura.


Stando lì e guardando le pietre posate quasi 2.000 anni fa, ho sentito quel brivido familiare che soltanto le rovine antiche sembrano suscitare. Le città si evolvono, le facciate cambiano e gli stili si trasformano, ma da qualche parte, sotto tutto questo, le ossa originali rimangono.


Osservare la tempesta a Praça do Comércio


Siamo tornate in Rua Augusta per ammirare da vicino l’Arco da Rua Augusta. Costruito per celebrare la ricostruzione della città dopo il terremoto del 1755, incornicia l’ingresso a Praça do Comércio. Questa enorme piazza un tempo ospitava il palazzo reale, distrutto dal terremoto, e oggi si apre scenograficamente sul fiume Tago.


Il lungomare accanto a Praça do Comércio. Video di Emily Fata.

Abbiamo camminato verso l’acqua, mantenendo una distanza prudente dalle onde agitate. Anche da diversi metri di distanza, il mare durante una tempesta possiede qualcosa di ipnotico.


Due donne posano accanto alle lettere gialle LISBOA in una piazza di Lisbona, con statue e un cielo azzurro e nuvoloso.
In posa con la scritta Lisboa a Praça do Comércio. Foto di un gentile turista.

Da qui siamo tornate brevemente in hotel per lasciare gli acquisti e cambiarci i calzini, una realtà inevitabile quando si viaggia sotto la pioggia. Poi siamo uscite per esplorare le strade vicine e cercare la cena.


Domenica: Belém tra vento, pietra e spruzzi di mare


La domenica doveva essere inizialmente dedicata a Sintra, ma i danni provocati dalla tempesta hanno chiuso le linee ferroviarie. Abbiamo quindi cambiato programma e siamo andate a Belém, un quartiere sinonimo dell’Età delle Scoperte portoghese.


Questa deviazione è diventata uno dei momenti migliori del nostro weekend a Lisbona, in Portogallo.


La Torre di Belém sotto un cielo livido


Donna con cappotto color crema seduta su un muretto in pietra, con l’elaborata Torre di Belém alle sue spalle. La torre sorge sull’acqua ed è circondata da impalcature.
La splendida Torre di Belém. Foto di Mariantonietta Gurnari.

Abbiamo fatto colazione all’aperto di fronte al nostro hotel, approfittando di una rara pausa asciutta, poi abbiamo preso il tram 15E vicino a Praça da Figueira per raggiungere Belém.


La nostra prima tappa è stata il Jardim da Torre de Belém, il Giardino della Torre di Belém. La torre cinquecentesca, costruita come fortezza per proteggere il porto, era chiusa a causa del maltempo, quindi ne abbiamo ammirato dall’esterno la pietra in stile manuelino mentre alcuni artisti di strada suonavano il violino.


Poi siamo scese fino alla piccola spiaggia sabbiosa proprio davanti alla torre. Abbiamo ritrovato le conchiglie raccolte, poi abbiamo cercato su Google se fosse possibile portarle con noi in Italia e abbiamo scoperto che è illegale rimuoverle. Quindi le abbiamo lasciate lì, naturalmente, rimettendole tra i piccoli granchi portati a riva dalla tempesta.


Intrecciare cesti al Museu de Arte Popular


Camminando lungo il lungomare, ci siamo imbattute nel Museu de Arte Popular, il Museo di Arte Popolare, un museo che non era mai comparso durante la nostra pianificazione.


Uno sguardo alla mostra del Museu de Arte Popular. Foto di Emily Fata.


Originariamente costruito per l’Esposizione Universale Portoghese del 1940, il museo espone oggetti artigianali tradizionali. Siamo entrate d’impulso e abbiamo trascorso più di un’ora esplorando una mostra dedicata all’intreccio dei cesti, che illustrava le piante autoctone del Portogallo usate per la lavorazione e gli strumenti tramandati attraverso le generazioni. Il personale è stato accogliente e molto generoso nel condividere le proprie conoscenze.


Monumento in pietra con esploratori sulla facciata a forma di nave, sotto un cielo nuvoloso. Un ponte sospeso all’orizzonte completa la scena.
L’imponente Padrão dos Descobrimentos. Foto di Emily Fata.

Il Monumento delle Scoperte lungo il lungomare


Successivamente, ci siamo avvicinate al Padrão dos Descobrimentos, il Monumento delle Scoperte, un omaggio monumentale alle figure dell’Età delle Esplorazioni portoghese. Scolpito a forma di prua di una nave, raffigura Enrico il Navigatore insieme a esploratori, cartografi e missionari che hanno plasmato la storia marittima. Ovvero: la colonizzazione.


A quel punto ha ricominciato a piovere e siamo entrate in un ristorante vicino per pranzare e mangiare un gelato. Da lì, abbiamo attraversato il Jardim da Praça do Império, il Giardino di Praça do Império, progettato per la già citata esposizione del 1940, e siamo entrate nel Mosteiro dos Jerónimos, il Monastero dos Jerónimos.


Jerónimos e soffitti di pizzo in pietra


La vicina Igreja de Santa Maria de Belém, la Chiesa di Santa Maria di Belém, mi ha lasciata senza parole nel momento stesso in cui ho varcato la soglia. Nemmeno le impalcature dei lavori di restauro in corso sono riuscite ad attenuarne l’impatto. Se mai, i segnali della conservazione mi sono sembrati la prova che questo spazio conta ancora, che dopo secoli continua a ricevere cura e reverenza.


Interno gotico con soffitto a volta, colonne in pietra, vetrata colorata e lampadari luminosi. L’atmosfera è maestosa e serena.
Interno della Igreja de Santa Maria de Belém. Foto di Emily Fata.

I soffitti a volta si estendono sopra la testa in intricate nervature di pietra chiara, aprendosi a ventaglio in motivi così delicati da sembrare pizzo sospeso a un’altezza impossibile sopra la navata. La luce filtra dolcemente, accarezza i bordi scolpiti e si posa sul calcare color crema, facendo sembrare che l’intera chiesa brilli dall’interno invece di dipendere dal sole esterno.


Qui la storia non sembra distante né accademica. È all’altezza degli occhi, scolpita in tombe monumentali che ancorano lo spazio con una silenziosa gravità.


Luís de Camões riposa sotto un monumento decorato. Il poeta, con Os Lusíadas, ha trasformato le imprese marittime del Portogallo in versi epici e mitologia nazionale. Poco più avanti si trova Vasco da Gama, il navigatore il cui viaggio in India del 1498 ha cambiato il corso del commercio globale e consolidato il ruolo del Portogallo nella storia marittima.


Nella cappella principale, chiusa al pubblico per lavori di ristrutturazione durante la mia visita, le tombe reali di re Manuele I e Maria d’Aragona, insieme a quelle di re Giovanni III e della regina Caterina d’Austria, si trovano in una quiete scolpita. I loro sarcofagi rialzati sono sostenuti da elefanti elaboratamente intagliati.


Il simbolismo, la scala e l’arte, ogni cosa sembra intenzionale e profondamente teatrale, come se l’architettura stessa fosse consapevole del potere che possiede.


L’ingresso alla chiesa è gratuito, un aspetto quasi sorprendente considerando la grandiosità di ciò che si apre al suo interno. Il chiostro, invece, richiede un biglietto e attraversarne la soglia sembra davvero come entrare in un altro mondo.


Isolate dal mondo da una bellezza assoluta


Progettato nello stile manuelino decorato, questo spazio celebra l’Età delle Scoperte portoghese, intrecciando simboli marittimi con l’architettura tardo-gotica.


Corde di pietra si avvolgono intorno alle colonne, motivi botanici salgono lungo gli archi e sfere armillari compaiono come firme celesti scolpite nella struttura dell’edificio. Ogni superficie invita a guardare più da vicino, a seguirne i dettagli con gli occhi e a rallentare il respiro davanti alla sua simmetria.


Si comincia dal livello superiore, camminando sotto arcate intagliate con una tale complessità da sembrare quasi fragili, nonostante il loro peso. Da questo punto di vista, il cortile sottostante si rivela gradualmente, incorniciato da archi sovrapposti e trafori delicati, tutti perfettamente proporzionati. Un corridoio stretto conduce verso il basso e, mentre scendi al livello principale, il chiostro si apre ampio e luminoso, persino sotto un cielo carico di pioggia.


Donna con cappotto color crema che sorride alla macchina fotografica, circondata dallo splendore gotico del monastero con chiostro.
All’interno dello splendido chiostro del Mosteiro dos Jerónimos. Foto di Mariantonietta Gurnari.

Nella Sala Capitolare riposa Alexandre Herculano, storico e romanziere dell’Ottocento che ha contribuito a plasmare il pensiero storico portoghese moderno. La sua presenza è intrecciata silenziosamente nella narrazione nazionale conservata qui. Le piastrelle splendidamente dipinte sulle pareti raffigurano inoltre la storia biblica di Giuseppe d’Egitto lungo questa enorme sala.


Nel cortile si trova un monumento dedicato a Fernando Pessoa, uno dei poeti più celebri del Portogallo, le cui identità letterarie stratificate si sentono perfettamente a casa tra muri che parlano attraverso simboli e ombre.


La pioggia entrava nel cortile aperto mentre esploravamo il luogo. La pietra si scuriva e brillava sotto i nostri piedi, mentre l’aria rimaneva fresca e silenziosa. Il ritmo delle gocce che cadevano riecheggiava dolcemente sulle incisioni vecchie di secoli e l’intero spazio sembrava sospeso tra terra e cielo. Persino sotto le nuvole grigie, il chiostro brillava di calore e intimità.


Vista della pioggia dall’interno del chiostro. Video di Emily Fata.

Era grandioso senza essere distante, romantico senza essere sentimentale e così profondamente bello che, per un momento, ho potuto immaginare il tempo dissolversi completamente, lasciando soltanto il silenzio della pioggia e la poesia della pietra.


Pastéis de Belém e un dolce dibattito da guida di viaggio a Lisbona


Dopo il chiostro ci siamo messe in coda presso i vicini Pastéis de Belém per assaggiare il famoso pastel de Belém, consapevoli di essere in fila per la storia della pasticceria tanto quanto per il dessert.


A differenza del pastel de nata, che può essere preparato nelle panetterie di tutto il Portogallo e oltre, il pastel de Belém segue una ricetta strettamente custodita, risalente ai monaci del Monastero dos Jerónimos nel XIX secolo.


Quando le riforme liberali degli anni Venti dell’Ottocento portarono alla chiusura di molti monasteri, i monaci iniziarono a vendere le loro paste alla crema per sopravvivere, passando infine la ricetta a una raffineria di zucchero vicina. Oggi la ricetta è ancora protetta e conosciuta soltanto da pochi maestri pasticceri, che lavorano in una stanza separata dietro porte chiuse e hanno giurato di mantenere il segreto, come membri di una società segreta molto deliziosa.


Quasi puoi assaporare la discendenza in ogni morso. La crema è più setosa e la pasta incredibilmente croccante, tanto da sbriciolarsi in scaglie dorate appena i denti la attraversano. Mi piace immaginare generazioni di monaci coperti di farina mentre perfezionavano l’equilibrio tra zucchero e tuorlo d’uovo, discutendo della consistenza con la serietà dei teologi.


Se questo è il risultato di secoli di devozione culinaria, allora lo sostengo al 110%.


Erano indiscutibilmente deliziosi, caldi e profumati di cannella, ma il mio cuore è rimasto fedele al pastel de nata mangiato ad Alfama il giorno precedente, quello che mi aveva emozionata in un modo che nessun dolce dovrebbe ragionevolmente provocare. A quanto pare, la fedeltà può estendersi alla crema pasticcera e io rimango fedele!


Vicolo stretto in ciottoli tra edifici arancioni e rossi, con una palma in lontananza e insegne con le scritte RUOTO e dialogue.
Arte in una strada laterale piovosa di Belém. Foto di Emily Fata.

Con lo zucchero che scorreva felicemente nelle nostre vene e la pioggia che minacciava di ricominciare, abbiamo accettato il fatto che molti musei di Belém fossero chiusi a causa della tempesta. Abbiamo preso il 15E per tornare a Praça da Figueira, leggermente spettinate dal vento, completamente soddisfatte e con un ricordo gastronomico destinato a rimanere con noi molto tempo dopo la fine del viaggio.


Il lento percorso del tram 28


FDa lì siamo andate alla prima fermata del celebre percorso del tram 28, mettendoci in coda insieme ad altri viaggiatori che sembravano tutti silenziosamente entusiasti all’idea di salire su qualcosa di così inequivocabilmente lisbonese.


L’attesa è durata circa 20 minuti prima che riuscissimo a salire, conquistando la nostra piccola vittoria sotto forma di un sedile in legno e di una vista dal finestrino. Il viaggio è durato circa 45 minuti, tra sobbalzi e oscillazioni lungo strade strette, sfiorando facciate piastrellate e balconi con il bucato appeso. Aveva un’atmosfera nostalgica, come spesso accade con i vecchi mezzi pubblici, ed era affascinante e perfetto per le fotografie, come entrare in una cartolina in movimento.


Detto questo, se hai poco tempo a disposizione, non perderesti un’esperienza trasformativa saltandolo. È carino, certo, ma la magia di Lisbona non dipende dal biglietto di un tram, te lo prometto.


Quando siamo tornate nella zona vicino al nostro hotel per un’ultima cena, la pioggia aveva nuovamente ammorbidito i contorni della città. I lampioni si riflettevano sui ciottoli bagnati, le conversazioni uscivano dalle porte dei ristoranti e tutto sembrava delicatamente cinematografico.


Mentre mangiavamo, ci siamo ritrovate a riflettere su quanto la tempesta avesse plasmato la nostra esperienza, modificando i programmi, rallentando il ritmo e guidandoci verso musei e chiese davanti ai quali altrimenti saremmo passate troppo velocemente.


La pioggia non ha interrotto il nostro weekend. Lo ha definito.


Lunedì: un dolce arrivederci a un weekend a Lisbona, in Portogallo


Anche le partenze portano con sé delle storie. L’ultima mattina ha sempre un’atmosfera più morbida, come se la città sapesse che stai per andartene.


C’è una consapevolezza silenziosa negli ultimi passi attraverso strade ormai familiari, mentre accanto ai propri oggetti si impacchettano mentalmente anche i ricordi. A Lisbona, persino l’addio sembrava stratificato di storia e significato.


La bellezza segnata dal fuoco di São Domingos


Prima di dirigerci all’aeroporto lunedì, dopo aver fatto il check-out, siamo entrate nella Igreja de São Domingos, la Chiesa di San Domenico, vicino al nostro hotel. Il momento è sembrato quasi poetico. Fondata originariamente nel XIII secolo, la chiesa è sopravvissuta a terremoti, cedimenti strutturali e a un incendio catastrofico nel 1959, che quasi la distrusse completamente.


Invece di restaurare l’interno per riportarlo a una condizione perfetta, gran parte dello spazio è stata lasciata con le cicatrici di quell’incendio. Le pareti in pietra sono scurite e segnate, le colonne portano tracce di fumo e il soffitto e le colonne sono stati riparati, ma rimangono visibilmente feriti. Questa scelta è profondamente commovente.


Invece di nascondere la propria storia, la chiesa la porta apertamente con sé.


Interno decorato di una cattedrale con soffitti ad arco, colonne in pietra segnate dal fuoco e leggermente deteriorate, e file di sedie vuote. La luce soffusa crea un’atmosfera serena.
Vista interna della Igreja de São Domingos. Foto di Emily Fata.

L’atmosfera interna è pesante nel modo più reverente possibile, silenziosa e contemplativa, come se l’edificio stesso comprendesse cosa significhi sopravvivere. La luce filtra attraverso alte finestre e colpisce le superfici annerite, addolcendole senza cancellarne la storia. È un luogo autentico, onesto e profondamente umano, meno decorato rispetto a molte chiese di Lisbona, ma molto più toccante.


Tra tutti gli spazi religiosi che abbiamo visitato quel weekend, questo è quello che è rimasto con me più a lungo.


Da lì siamo uscite nuovamente in città per l’ultima volta e abbiamo prenotato un’auto per raggiungere l’aeroporto. Le nostre scarpe erano ancora leggermente umide dopo giorni trascorsi su strade bagnate dalla pioggia e le borse contenevano molto più di piastrelle e piccoli oggetti. Custodivano musica, soffitti di pietra simili a pizzo, spruzzi di mare, paste alla crema e la silenziosa resilienza di una città che brilla anche sotto le nuvole temporalesche.


In definitiva


Se stai organizzando una guida di viaggio a Lisbona, non temere le previsioni del tempo.


Un weekend piovoso a Lisbona rivela strati di storia, musica e architettura che brillano sotto i cieli grigi. Ti invita a entrare nei musei, nei caffè e nelle conversazioni con negozianti e artisti di strada. Ti incoraggia a rallentare e a guardare davvero.


Credimi, ti innamorerai di questa città indipendentemente dal tempo.



 
 
 
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